Occlusioni coronariche croniche (CTO)

Dr.ssa Rossella Broglia
Cardiologo Medico Chirurgo, specialista in Cardiologia Creato il: 02/07/2024
Cause
Le occlusioni coronariche croniche sono il risultato di una progressiva formazione di placche aterosclerotiche (ossia accumuli di grasso, calcio e altri materiali) sulle pareti delle arterie coronarie. Queste possono accumularsi nel tempo e portare a una progressiva occlusione delle arterie coronarie, riducendo così il flusso di sangue al cuore. Le principali cause di questo accumulo includono tutti i principali fattori di rischio cardiovascolare, come fumo di tabacco, ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemia (ossia accumulo di colesterolo LDL e trigliceridi nel sangue) e obesità.
A essere maggiormente colpiti sono spesso i pazienti sopra i 65 anni, con un’incidenza che aumenta con l’età e in presenza di parenti maschi con malattie cardiovascolari. Inoltre, i pazienti che hanno già sofferto di infarti del miocardio o si sono sottoposti a interventi di bypass coronarico sono maggiormente esposti alla formazione delle placche aterosclerotiche.
Sintomi
Le occlusioni coronariche croniche presentano, in genere, tre tipologie di sintomi caratteristici, che possono variare in entità e in frequenza a seconda del soggetto coinvolto e dei suoi fattori di rischio:- dolore toracico (angina): si verifica quando il flusso sanguigno al cuore è insufficiente per soddisfare le esigenze metaboliche del muscolo cardiaco. Può manifestarsi come dolore o pressione che parte dal torace e a volte si irradia agli arti superiori;
- difficoltà a respirare, come la dispnea, ovvero il fiato corto, che può comparire sia a riposo che durante le attività fisiche;
- affaticamento: può comparire in quanto la ridotta capacità di pompaggio del cuore non rifornisce adeguatamente i tessuti che devono sostenere degli sforzi; il risultato è un senso di fatica che può sopraggiungere in modo più rapido del previsto.
Diagnosi
Il processo diagnostico delle occlusioni coronariche croniche totali coinvolge, in genere, un’accurata anamnesi, che consente di tenere traccia dei sintomi, della loro gravità e di eventuali fattori di rischio cardiovascolare. Per ottenere una conferma diagnostica, tuttavia, si fa ricorso a diversi esami che consentono di valutare le condizioni di salute del cuore; tra quelli più frequentemente impiegati rientrano:
- angiografia coronarica, che è considerata il gold standard per la diagnosi di occlusione coronarica cronica e consiste in una radiografia mediante mezzo di contrasto, generalmente somministrato tramite un catetere inserito nell’inguine o nel polso;
- elettrocardiogramma (ECG), che registra l'attività elettrica del cuore e può mostrare segni di ischemia (ridotta perfusione di sangue al miocardio) durante l'attività o il riposo;
- test da sforzo, che valutano la risposta del cuore all'esercizio fisico, rilevando eventuali anomalie dell'ECG o sintomi di angina durante l'attività fisica;
- ecocardiogramma, che utilizza ultrasuoni per produrre immagini del cuore e delle sue strutture, permettendo di individuare eventuali alterazioni strutturali;
- TAC o risonanza magnetica cardiaca, che possono essere utilizzati per valutare l'anatomia e la perfusione del muscolo cardiaco e per identificare eventuali occlusioni coronariche o lesioni.

Rischi
Le occlusioni coronariche croniche possono esporre il paziente a importanti rischi, in quanto ostacolano l’afflusso di sangue al miocardio, aumentando il rischio di sviluppare degli infarti miocardici. Questi sono più frequenti quando placche aterosclerotiche diventano molto grandi o si rompono, portando alla formazione di trombi. L’infarto del miocardio può produrre numerose complicanze a livello cardiovascolare, in quanto può comportare seri danni, talvolta permanenti, a carico del muscolo cardiaco; tra i rischi maggiori rientrano:
- insufficienza cardiaca, dovuta al fatto che il cuore danneggiato non riesce più a pompare adeguatamente sangue per il mantenimento dei processi fisiologici;
- aritmie cardiache, come fibrillazione atriale o tachicardia ventricolare, che possono compromettere la funzione cardiaca e portare a un maggior rischio di arresto cardiaco fatale.
Cure e Trattamenti
Il trattamento delle occlusioni coronariche croniche dipende dalla gravità e dall'estensione delle occlusioni. Può includere una combinazione di interventi, tra cui:- terapia farmacologica, che può essere utilizzata per ridurre il carico di lavoro del cuore, migliorare il flusso sanguigno coronarico, prevenire la formazione di coaguli di sangue e alleviare i sintomi come l'angina. Questa può includere farmaci antipertensivi, come gli ACE-inibitori o i beta-bloccanti, o che regolano i livelli di grassi nel sangue, come le statine;
- angioplastica coronarica con o senza stent, ossia un intervento chirurgico che consiste nell’inserimento di un palloncino all'interno dell'arteria coronaria ristretta; il rigonfiamento di questo fa sì che l’arteria recuperi la sua dimensione originale; talvolta la procedura può essere accompagnata dall’uso di uno stent metallico per mantenerla aperta;
- bypass aorto-coronarico (CABG), un intervento tramite cui si preleva un’arteria da un’altra parte del corpo e la si usa per creare un nuovo passaggio nella coronaria ostruita.
Bibliografia
- Koelbl CO, Nedeljkovic ZS, Jacobs AK. Coronary Chronic Total Occlusion (CTO): A Review. Rev Cardiovasc Med. 2018 Mar 30;19(1):33-39.
- Khatri J, Abdallah M, Ellis S. Management of coronary chronic total occlusion. Cleve Clin J Med. 2017 Dec;84(12 Suppl 3):27-38.
- Hoye A. Management of chronic total occlusion by percutaneous coronary intervention. Heart. 2012 May;98(10):822-8.
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