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Paralisi cerebrale infantile

Dr. Salvatore Iodice

Dr. Salvatore Iodice

Fisiatra Medico Chirurgo, specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione Creato il: 07/11/2024
La paralisi cerebrale infantile (PCI) è una condizione neurologica cronica, che colpisce il movimento, il tono muscolare e la coordinazione del corpo. È una delle disabilità motorie più comuni nell'infanzia, con un'incidenza di circa 2-3 casi su 1000 nati vivi. 

La paralisi avviene spesso a causa di danni al cervello in via di sviluppo, che si verificano durante la gravidanza, durante il parto o nei primi anni di vita del bambino. In genere, la lesione può influenzare la capacità del bambino di controllare i movimenti e i muscoli del corpo, talvolta interferendo anche con le capacità intellettive e comunicative.
 
Paralisi cerebrale infantile

Cause Cause

La paralisi cerebrale infantile si manifesta come conseguenza di una lesione cerebrale che si verifica prima, durante o subito dopo la nascita. In base a ciò si possono individuare alcune cause principali:
 
  • eventi prenatali, come infezioni (toxoplasmosi, herpes simplex, sifilide, rosolia) durante la gravidanza, disturbi dello sviluppo cerebrale;
  • eventi durante il parto, come un ridotto afflusso di sangue al cervello (encefalopatia ipossi-ischemica), emorragie cerebrali o lesioni traumatiche di sorta;
  • eventi postnatali, come traumi cranici gravi, meningoencefaliti o condizioni che causano ischemie cerebrali (per esempio, arresto respiratorio).
In generale, questi fenomeni sono più frequenti in presenza di fattori di rischio come malattie materne (ad esempio, le infezioni), gravidanze in età avanzata (oltre i 35 anni), parto pretermine e ipotensione arteriosa della madre. 
 

Sintomi Sintomi

In genere, i sintomi della paralisi cerebrale infantile tendono a manifestarsi già nei primi anni di vita del paziente, con un’entità che può variare anche sensibilmente in base al tipo, alla localizzazione e alla gravità della lesione cerebrale. I sintomi più frequenti includono:
 
  • difficoltà nei movimenti: spasticità (rigidità muscolare), ipotonia (debolezza muscolare) o movimenti involontari; questi fenomeni possono interessare o dei singoli arti o l’intero tronco in base alla lesione presente;
  • atassia (difficoltà nel coordinare i movimenti), con conseguente difficoltà nel controllare i movimenti fini o grossolani, come afferrare oggetti, camminare o scrivere;
  • disfunzioni sensoriali: alterazioni nella percezione sensoriale, come ipersensibilità o insensibilità al tatto, al dolore o alla temperatura; 
  • disturbi dell'equilibrio e della postura: difficoltà nel mantenere una postura eretta, camminare in modo stabile o muoversi senza perdere l'equilibrio;
  • disturbi del linguaggio e della comunicazione: difficoltà nel parlare, nel comprendere il linguaggio o nelle interazioni sociali;
  • ritardo nello sviluppo: l’acquisizione di alcune capacità di movimento non si manifesta entro i termini tipici (ad esempio, stare seduto a 8 mesi, camminare a 18 mesi);
  • altre patologie: malattia da reflusso gastro-esofageo, stitichezza, disfagia o epilessia

Diagnosi Diagnosi

In genere, per ottenere una diagnosi di paralisi cerebrale infantile bisogna aspettare almeno il primo anno e mezzo di vita del bambino; tuttavia, alcuni esami specifici consentono di ottenerla anche in modo sufficientemente precoce. In alcuni casi, un’accurata anamnesi può essere fondamentale per ottenere informazioni sulle possibili cause. 

In genere, la diagnosi viene posta sulla base di alcuni esami mirati per osservare la struttura cerebrale del bambino e individuare le eventuali lesioni. Tra gli esami più comuni rientrano:
 
  • risonanza magnetica cerebrale, che mediante l’applicazione di campi magnetici consente di visualizzare la struttura del cervello; 
  • ecografia transfontanellare, che utilizza ultrasuoni per ottenere le immagini del cervello e rispetto alla risonanza magnetica si esegue più rapidamente; 
  • elettromiografia, che permette di valutare il funzionamento corretto dei nervi e dei muscoli coinvolti;
  • elettroencefalogramma, che consente di valutare l’attività elettrica del cervello e quindi la sua funzionalità;
  • esami di imaging: come la risonanza magnetica (RM) o la tomografia computerizzata.
In genere, come ausilio diagnostico si può anche fare una valutazione dello sviluppo del bambino in modo da valutare le abilità motorie, cognitive e linguistiche e confrontarle con quelle normalmente richieste per quell’età.
 
Paralisi cerebrale infantile

Rischi Rischi

La paralisi cerebrale infantile è una condizione che può diventare molto invalidante per chi ne soffre, in quanto possono comparire una serie di complicanze anche gravi, come: 
 
  • difficoltà motorie, poiché la spasticità e la debolezza muscolare possono rendere difficile il movimento, l'indipendenza nelle attività quotidiane e la partecipazione alle attività fisiche;
  • problemi di comunicazione, in quanto le difficoltà nel parlare o comprendere il linguaggio possono influenzare l'interazione sociale e l'apprendimento, facilitando anche la comparsa di disturbi dell’umore legati al difficile rapporto con gli altri; 
  • dolore cronico, generalmente dovuto alla spasticità e ai problemi muscolari legati alla malattia;
  • disturbi dell'alimentazione e della nutrizione, in quanto la disfagia può interferire con una nutrizione corretta, causando anche carenze nutrizionali. 

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Alcune cause di paralisi cerebrale infantile possono essere contenute da parte della madre, evitando di esporsi agli eventuali fattori di rischio durante la gravidanza; pertanto, vaccinarsi contro la rosolia, sottoporsi a controlli prenatali regolari e non assumere farmaci senza parere di un medico possono essere già un primo argine contro la malattia. 

La paralisi cerebrale infantile è una malattia permanente, in quanto al momento non esistono trattamenti capaci di risolverne la lesione che ne è causa. Il trattamento in questi casi è di tipo sintomatico e si basa sulla gravità della malattia, sull’età del paziente e sulla possibilità di intervenire a livello sintomatico. 

In genere, la fisioterapia è il metodo migliore di intervento per questa condizione, in quanto consente di preservare, ove possibile, una mobilità sufficiente a livello degli arti e del tronco. Questa, poi, può essere affiancata a una serie di trattamenti mirati a correggere i disturbi del linguaggio, della deglutizione o della nutrizione. In genere, comunque, un approccio multidisciplinare è fondamentale per far sì che il paziente possa mantenere uno stile di vita accettabile.
 

Bibliografia

  • Burton-Bradley C. Infantile cerebral palsy. Med J Aust. 1949 Mar 26;1(13):413.
  • Paralisi cerebrale, M. Cristina Victorio, MD, Akron Children's Hospital.
  • Wimalasundera N, Stevenson VL: Cerebral palsy. Pract Neurol 16(3):184–194, 2016. doi: 10.1136/practneurol-2015-001184

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